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NEWS del 06.11.08: Separazione

Il coniuge proprietario della casa coniugale affidata all’altro coniuge deve continuare a pagare l’ICI sull’immobile.

Tale assunto trova riscontro in una recente sentenza della Suprema Corte, sezione tributaria, secondo cui al coniuge assegnatario della casa coniugale viene riconosciuto un diritto personale di godimento e non un diritto reale. 

 

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
SEZIONE TRIBUTARIA
Ordinanza 20 ottobre 2008, n. 25486

La controversia concerne l’impugnazione dell’avviso con il quale il Comune di X accertava l’omessa dichiarazione e il mancato versamento ICI per l’anno 1998, accertamento contestato sulla base della dedotta circostanza dell’affidamento dell’immobile al coniuge da parte del Tribunale in sede di separazione personale.

La Commissione adita rigettava il ricorso, ma la decisione era riformata in appello, con la sentenza in epigrafe, avverso la quale il Comune di X propone ricorso per cassazione con unico motivo. Resiste il contribuente con controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo di ricorso, il Comune ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 3, D.Lgs. n. 504 del 1992, 922 e 978 c.c., nonché vizio di motivazione, affermando che erroneamente il giudice di merito abbia ritenuto che il coniuge assegnatario sia la parte passiva dell’obbligazione tributaria, laddove il diritto del coniuge non è un diritto reale sull’immobile, bensì un diritto personale di abitazione.

Il motivo è manifestamente fondato sulla base del principio affermato da questa Corte secondo cui: “In tema di imposta comunale sugli immobili, il coniuge affidatario dei figli al quale sia assegnata la casa di abitazione posta nell’immobile di proprietà (anche in parte) dell’altro coniuge non è soggetto passivo dell’imposta per la quota dell’immobile stesso sulla quale non vanti il diritto di proprietà ovvero un qualche diritto reale di godimento, come previsto dall’art. 3 del d.lgs 30 dicembre 1992, n. 504. Con il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa coniugale in sede di separazione personale o di divorzio, infatti, viene riconosciuto al coniuge un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale, sicché in capo al coniuge non è ravvisabile la titolarità di un diritto di proprietà o di uno di quei diritti reali di godimento, specificamente previsti della norma, costituenti l’unico elemento di identificazione del soggetto tenuto al pagamento dell’imposta in parola sull’immobile. Né in proposito rileva il disposto dell’art. 218 cod. civ., secondo il quale “Il coniuge che gode dei beni dell’altro coniuge è soggetto a tutte le obbligazioni dell’usufruttuario”, in quanto la norma, dettata in tema di regime di separazione dei beni dei coniugi, va intesa solo come previsione negativa del precedente art. 217 (Amministrazione e godimento dei beni), di guisa che la complessiva regolamentazione recata dalle disposizioni dei due articoli è inapplicabile in tutte le ipotesi in cui il godimento del bene del coniuge da parte dell’altro coniuge sia fondato da un rapporto diverso da quello disciplinato da dette norme, come nell’ipotesi di assegnazione (volontaria o giudiziale) al coniuge affidatario dei figli minori della casa di abitazione di proprietà dell’altro coniuge, atteso che il potere del primo non deriva né da un mandato conferito dal secondo, né dal godimento di fatto del bene (ipotizzante il necessario consenso dell’altro coniuge), di cui si occupa l’art. 218” (Cass. N. 6192/2007).

Pertanto, il ricorso deve essere accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio della causa ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale del Veneto, che provvederà anche in ordine alle spese della presente fase del giudizio.

P.Q.M.

LA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale del Veneto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 26 settembre 2008.


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Last modified: 06/07/09